OTOLOGIA

Digital health: validazione audiometrica della funzione “Noise” di uno smartwatch 

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Uno studio condotto all’Università della California a Irvine e pubblicato su JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery attesta che la rilevazione di rumore degli smartwatch è altrettanto accurata di quella effettuata con un fonometro di classe 1.

Definiti letteralmente “orologi intelligenti”, gli smartwatch sono dispositivi che oltre a segnare l’ora consentono di svolgere molte di quelle funzioni che siamo ormai abituati a compiere con lo smartphone. 

Forse è proprio la duplicazione d’utilizzo con l’ormai indispensabile smartphone a frenare il successo su larga scala degli smartwatch. Anche per questo i produttori continuano ad aggiungere nuove funzioni al proprio device (spesso con ulteriori doppioni rispetto agli smartphone) per distinguersi dalla concorrenza. 

Molte le funzioni dedicate alla salute: sempre più “intelligenti” questi orologi misurano infatti la temperatura corporea, la frequenza respiratoria, il ritmo cardiaco, i valori pressori, la saturazione dell’ossigeno e altri parametri vitali che si possono condividere con il curante. In qualche caso, collegati a una derivazione, possono anche registrare un ecg, tanto che alcuni algoritmi richiedono la certificazione come dispositivo medico.

Il confronto con un fonografo di classe 1

Inevitabile, dunque, l’interesse della comunità scientifica nei confronti di questi apparecchi. In particolare, la funzione Noise dell’Apple Watch era già stata valutata positivamente come strumento per rivelare l’eccessivo rumore ambientale nelle unità di terapia intensiva da uno studio condotto all’IRCCS San Raffaele di Milano e pubblicato su Critical Care

Di recente, la stessa funzione è stata messa alla prova come rilevatore di rumori potenzialmente dannosi per l’udito in uno studio condotto all’Università della California a Irvine apparso su JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery. Nel lavoro, la funzione Noise dell’Apple Watch ha mostrato di misurare un range di pressione sonora che va da un minimo di 22,8 dB a un massimo di 117,3 dB ed è risultata altrettanto accurata di un fonometro di classe 1 nel range di frequenza compreso tra 125 e 3.000 Hz e a 6.000 Hz, con lievi differenze rilevate a 4.000 e 8.000 Hz.

Una frontiera promettente per il futuro

Pur con tutti i limiti che comporta – nel setting real life, per esempio, bisogna tenere conto dell’interferenza del vento e dell’abbigliamento, inoltre il suono che viene rilevato al polso non corrisponde necessariamente a quello che colpisce l’orecchio – il dato emerso dallo studio californiano non rappresenta una semplice curiosità. In chiave preventiva, i dispositivi indossabili rappresentano infatti una frontiera estremamente promettente in proiezione futura, soprattutto se si tiene conto che già oggi secondo l’Organizzazione mondiale della sanità stima che 1,1 di teenager e giovani adulti sono costantemente esposti al rischio di emissioni sonore potenzialmente dannose. Una volta che vengano ulteriormente validate anche di fronte a suoni complessi – lo studio dell’Università della California è stato condotto sui toni puri – per la loro accuratezza le funzioni Rumore degli smartwatch potrebbero rivelarsi preziose per segnalare situazioni pericolose per l’udito.

Reference

Muhonen EG, Abouzari M, Yang Y, Zeng FG, Djalilian HR. Audiometric Validation of a Smart Watch Decibel Meter [published online ahead of print, 2023 Mar 9]. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2023;e230035. doi:10.1001/jamaoto.2023.0035


15 Settembre 2023
Autore: 1952


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